sabato 23 aprile 2016

Vienna e EGU 2016

Allora, come ho già  detto sono un geologo, e come mestiere faccio il ricercatore. Precario ovviamente, e non so ancora per quanto avrò la fortuna di farlo.
Il mondo della ricerca si sa com'è in Italia: uno schifo.
Chi vuole farlo seriamente non ha alternative se non quella di andare all'estero, ma per un tipo come me, innamorato di quello che fa qui, dei lavori che svolge qui e con una passione enorme di scoprire  e capire come funzionano le dinamiche della nostra giovane penisola, e in particolare della mia regione, l'Abruzzo, sarebbe una sconfitta.
Sono uno che ragiona poco con i numeri e molto con i fatti. Non mi interessa stare davanti in computer a elaborare dati, sono uno di quelli che passa più tempo possibile sul terreno, a diretto contatto con quelli che sono i veri dati, per osservare, raccogliere, capire e interpretare.
Questo è il bello del mio lavoro, la possibilità di leggere e conoscere una storia vecchia più di quattro miliardi di anni. Perché la geologia è questo, una storia, e le rocce sono il libro dove questa storia è stata scritta. Le parole sono rocce, minerali, fossili, deformazioni, indizi che messi insieme ci raccontano come questo bel pianeta è nato e si è evoluto, con la sua vita, i suoi cambiamenti, i suoi disastri e le sue follie.
È una storia folle, per questo è bellissima.
Da quando ho iniziato a lavorare, lo scorso agosto, ho imparato molto, scoperto tanto e sviluppato le mie idee.
Idee per molti eretiche, folli, forse stupide, ma la scienza è bella per questo, perché è sempre discutibile.
Il problema è come viene discussa.
La prima grande esperienza di approcciarmi al MONDO sella geologia, quella cioè espressa dai più grandi esperti mondiali, l'ho avuta questa settimana all'EGU, il grande congresso europeo delle scienze della terra che ogni anno si tiene a Vienna.
Un'esperienza fantastica, dove incontri e ascolti tutti coloro che la geologia la fanno davvero, che passano la loro vita nella ricerca e nella comprensione delle dinamiche che fanno evolvere la nostra bella Terra.
Felice ed esaltato da quest'esperienza sono andato a presentare il mio lavoro, ciò a cui sto dedicando ora la mia vita e le mie energie, e vi posso assicurare che di energia ne ho da vendere. Peccato che sono tornato scoraggiato come non mi sono sentito mai fino ad oggi.
Questo perché mi sono reso conto di essere un geologo già "vecchio", e ho iniziato da meno di un anno.
Ho sentito tanto parlare di numeri, calcoli, ipotesi, formule che tentano di spiegare come questo pianeta si stia evolvendo. Poi arrivo io e presento un lavoro in cui dico "di numeri non ne ho, ma ho tante cose che ho visto sul terreno e che dicono questo".
Il risultato?
Nulla.
Nessun interesse, sguardi annoiati come a dire "E quindi?".
Gli sguardi di quelle persone che la geologia la FANNO, ma davanti un computer o dentro un laboratorio.
Perché ora funziona così: prima faccio i miei calcoli, poi cerco solo le cose che confermano quello che dico e il gioco è fatto. Così  ora vanno le cose.
Bello...
Il mondo che ho scoperto è un mondo che va al contrario, in cui  ognuno aggiusta quello che vede in base a quello che fa, fregandosene di come le cose stanno realmente.
Sarò pure vecchio (ho 28 anni), ma io lavoro così: prima osservo, poi interpreto e magari se serve tiro fuori qualche formula. Non posso dire che un'area di studio ha una certa evoluzione perché lo dice una formula che ho fatto a tavolino, ma prima vado a rilevare in quest'area per vedere come sta combinata, poi tiro fuori un modello che si adatta alle mie osservazioni.
Sembra scontato, ma pare che nel mondo della ricerca non funzioni così.
Per questo sono scoraggiato e per questo il mio entusiasmo e la mia gioia sono svaniti miseramente.
Mi sento un fallito? No, perché sono sicuro di quello che ho visto, perché mi piace questo lavoro e perché continuo a ritenere bellissimo quello che faccio. Però oggi le cose non funzionano così, la ricerca segue quella strada, e alla fine mi sono reso conto di essere un dilettante allo sbaraglio, che forse non ha più  tempo di continuare a dire la sua e che quando tutto sarà finito porterà  via con se tutto quello che ha fatto, lasciandosi dietro solo numeri che non ci sono e un mondo fatto di speculazioni infondate.
Se avessi la possibilità  continuerei a portare avanti con tutte le mie energie il mio lavoro, ma credo che alla fine rimarrò solo col rammarico di non averne avuto la possibilità.


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