Ho creato questo blog proprio partendo da queste ultime quattro settimane, su cui ancora sto riflettendo (e forse è il caso che la smetta). Non faccio altro che ripensare alle parole di questo mio amico e a quanto effettivamente possano essere vere, sia nel bene che sia nel male.
Queste ultime quattro settimane sono state un arrovellamento non indifferente per la mia testa, a volte sembra che il fato ti prenda per il culo, che la casualità non esista e che tutto accada proprio per NON farti stare bene.
Per fortuna, non mi faccio fregare. In parte.
Io ho un problema che ultimamente mi sta pesando molto, cioè l'essere rimasto solo in una città che ha più di due milioni e mezzo di abitanti (stima credo a ribasso). Roma è una città bellissima, è Roma, e questo dice tutto. Ci sono i problemi del traffico, delle strade sfasciate e intasate, dei servizi pubblici schifosi, dell'amministrazione penosa, di Palazzo Grazioli, ma rimane un gioiello dove ogni cosa che pensi puoi semplicemente farla.
A patto che tu abbia qualcuno con cui farla.
Rimanere solo tra tutta questa gente, con un lavoro che non ti permette di fare molte conoscenze, o almeno non del tipo con cui uscire la sera a divertirsi, ti rende un numero piccolo e invisibile in un mondo fatto solo di persone. Il fine settimana, quando non pensi più a lavorare e vorresti solo svagarti, diventa qualcosa che non vedi l'ora possa passare, per ricominciare la tua routine settimanale e sperare che arrivi qualcosa di buono. Voglio premettere che sono un tipo che si muove molto, che il sabato e la domenica sta in giro tutto il giorno, questa città offre davvero tanto per il tempo libero e ne approfitto a pieno, anche se da solo.
Tutte le persone che conoscevo, con cui avevo confidenza e con cui stavo bene ormai sono andate, l'inevitabile diaspora post-laurea. Rimangono solo un paio di amici, uno che sta dall'altra parte di Roma e che riesco a vedere molto poco, l'altro che abita con me ma che ogni fine settimana se ne torna nella sua patria perché è spostato e ovviamente vuole stare con la moglie, ed è assolutamente giusto che sia così.
Qui arriva come un macigno l'enorme differenza tra lo stare in una grande città e lo stare in un paese di poco meno di mille abitanti. Se a Roma entri in un locale, magari sempre lo stesso, alla stessa ora anche per due settimane di fila comunque rimani il solito numero invisibile. Nel paese, quando iniziano a vederti già un paio di volte, alla fine hai qualcuno che si avvicina a te per farsi un po' di cazzi tuoi e iniziare una conversazione. Conversi una, due, tre volte e il gioco è fatto: sei uno di loro.
Paradossale come considerazione vero?
Allora, voglio premettere che non sono un asociale, almeno non più. Negli ultimi anni ho fatto evolvere moltissimo il mio carattere, buttandomi nella mischia con energia e riuscendo finalmente a far vedere chi sono davvero, un tipo eccessivamente serio o eccessivamente pazzo, senza vie di mezzo (in senso ironico ovviamente). Mi piace fare casino, ma ho anche un lato introspettivo molto profondo e una forte empatia. Mi piace il mio carattere. Di fondo rimango una persona diffidente e introversa, non avrò più lo sguardo brusco e imbronciato che mi contraddistingueva ma la base caratteriale è sempre quella. Come ho detto, il carattere "evolve", non cambia, e sono riuscito a far evolvere il mio nella direzione in cui volevo.
Roma è servita a tanto anche a questo. Una volta mi sarei bloccato a fare un'esposizione orale davanti a cinque persone, ora invece sto attendendo con ansia il 21 aprile per andare ad esporre il mio lavoro di ricerca all'European Geoscience Union General Assembly, a Vienna, davanti una platea di esperti internazionali pronta a massacrarmi, e la cosa mi infervora davvero tanto. Ormai sono conosciuto per la mia tenacia, anzi meglio, per la testa dura, e ogni battaglia la combatto sempre col coltello tra i denti. Avanti!
Ma torniamo a noi. Tutto il tempo che passo da solo non fa altro che aumentare i miei pensieri, le mie sensazioni, le mie riflessioni. E penso, penso, penso... E mi sono rotto le palle di pensare.
Fino a quattro settimane fa comunque potevo dire effettivamente di stare bene, il lavoro anche se precario va alla grande, durante la settimana ho un buon amico che abita con me con cui farmi quattro chiacchiere e otto bicchieri e la cosa più bella è fare da guida alle escursioni per un gruppo di ragazzi dell'università davvero fantastico, bravissimi, simpatici e casinari quanto me.
Stavo bene, appunto.
Quindi sorprese.
Non voglio scendere nel dettaglio, per non rischiare di scrivere ciò che non sembra.
La mia infanzia e la mia adolescenza non sono stati bei periodi, per niente. Non mi va di raccontare quante ne ho passate, ma sono il motivo che mi hanno reso caratterialmente come sono. Per troppo tempo ho dovuto lottare con le mie insicurezze, e tuttora continuo a farlo, soprattutto quando mi approccio a qualcuno per cui magari provo molto interesse. Il brutto è che, rimanendo in bilico tra l'esporsi o no, alla fine non fai niente, rimani fregato e rimani solo a domandarti su "come sarebbe potuta andare se". E' facile pensare che tante cose sono 50% e 50%, o si vince o si perde e se non ci provi non lo saprai mai, ma un conto è dirlo e un conto è farlo.
Ma dovevo parlare di altro.
Dicevo che ho un carattere modellato da un passato molto triste, e in quasi 29 anni di vita non avevo conosciuto mai nessuno che avesse trascorsi simili ai miei. Almeno fino al mese scorso.
E poi ti rendi conto che c'è chi è stato anche peggio, che comunque condivide il suo passato e capisce benissimo il tuo perché ha vissuto bene o male le stesse cose, e ti sorprendi delle sue reazioni e del suo modo di essere.
Ti sorprendi, lo intuisci, non lo capisci, provi a immaginarlo, vorresti saperne i più, un macello di roba...
Rimane il fatto che, nonostante sia stato per tre volte con questa persona a parlare per quasi 6 ore, purtroppo è andata. Tante cose non vanno perché non vanno e basta. Forse.
Magari non è stato giocato il 50%, magari non era giocabile, magari mi sto facendo solo un mare di pippe mentali, chissà. So che comunque, anche se sicuramente non la rivedrò più, questa persona mi ha colpito, mi ha fatto riflettere, mi ha anche fatto stare bene, ho provato affetto e rimarrà nei miei ricordi. Il perché in verità non lo so del tutto, non è un semplice vissuto in comune che fa scattare queste cose. La maggior parte di queste sensazioni sono irrazionali e istintive perché il mio carattere è così, e da parte mia è andata così, e la prendo con un sorriso. Ancora devo trovare qualcuno che mi capisca e che mi aiuti a capirmi, con cui condividere la mia irrazionalità e mettere ordine nella mia testa. Vediamo un po'...
Qui però sorge la domanda: ora sto bene?
Lo sono stato, nel periodo di Pasqua. Lo sono stato perché sono tornato nel mio paese, sono tornato dai miei amici, ho fatto casino, parlato, bevuto e discusso con loro, e non cercavo altro. Anche in un paese con meno di 1000 anime trovi qualcuno con cui poter discutere animatamente, che capisce i tuoi pensieri e viceversa (e questo è davvero raro), trovi persone con cui condividere anche momenti di silenzio, con cui fare cazzate, mandarsi a fanculo per poi ridere davanti qualche bottiglia di birra. Questi sono gli amici che ti fa bene avere, che ti fanno davvero dire "io sto bene", come stava bene il
caro amico che mi disse questa frase quando lo abbiamo fregato con la festa di compleanno a sorpresa.
La persona di cui ho parlato prima una volta mi ha detto "Mi sa che stai meglio nel tuo paese", e in questo momento della mia vita è vero. Nel futuro non mi vedo a Fresa, non credo che tornerò perché non ho aspettative future purtroppo, però ora è il posto in cui sto meglio.
Sono stato bene a Pasqua, davvero tanto.
Poi l'inevitabile ritorno qui a Roma, e il vuoto. Questa sera, sabato 9 aprile, mi trovo a scrivere queste righe perché non ho altro da fare. Poi probabilmente mi metterò sul balcone con un mezzo toscano, un goccio di genziana e la raccolta di racconti di Lovecraft che sto leggendo ora, poi un film o un po' di radio e buonanotte. E' così che va, e non sto bene.
Ma sono positivo, mi rendo conto che è un periodo di passaggio e non voglio continuare a stare così. Voglio stare di nuovo bene e l'ultima cosa che mi passa per la testa è chiudermi di nuovo nella mia tristezza. Tutti cerchiamo un modo per stare bene, e le cose diventano anche più facili quando hai persone care che sanno come incoraggiarti e hanno le parole giuste tutte le volte che ti senti in crisi.
Perché le sorprese più belle arrivano davvero quando puoi dire IO STO BENE, e qualche sorpresa voglio averla anch'io.
Canzone della serata: Mogwai - Friend of the night
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