martedì 26 aprile 2016

CLIMA, EFFETTO SERRA E INQUINAMENTO: LA MIA OPINIONE

Allora, stamattina ho parlato di dissesto idrogeologico, ora, come anticipato, parlo un po' di clima e cambiamenti climatici.
E' notizia di qualche giorno fa che, secondo le ultime stime, il tasso di anidride carbonica attuale sia il più alto degli ultimi 700.000 anni.
"Oh mio Dio!!!" diranno in tanti, soprattutto i più catastrofisti, ma io non sono uno di quelli. Né sono uno di quelli che dicono che non bisogna preoccuparsi. C'è da preoccuparsi, e anche molto, ma l'anidride carbonica e l'ultimo dei miei pensieri.
Allora, cominciamo con la storia dei "gas serra". Cosa sono? Sono i gas che producono l'effetto serra (ma dai?!?!).
Cos'è l'effetto serra? Un particolare fenomeno per cui alcune frequenze della radiazione infrarossa (se non sbaglio con lunghezza d'onda intorno i 15.000 nm, correggetemi se sbaglio) vengono riflesse dall'atmosfera e rispedite sulla superficie terrestre. In pratica, questa roba qua:

I gas incriminati sono principalmente 3 (e mezzo): la tanto decantata anidride carbonica (e il monossido di carbonio), il disgraziato metano e (udite udite!) il più pericoloso di tutti, il vapore acqueo. Si, il vapore acqueo è quello che genera un effetto serra maggiore. Avete fatto mai caso che d'inverno le nottate nuvolose sono generalmente più calde di quelle serene (o che quando è nuvoloso non ghiaccia e quando è sereno si)? Ecco, questo è effetto serra. In pratica la radiazione solare arriva sulla Terra, la Terra la assorbe e la restituisce sotto forma di una radiazione con "lunghezza d'onda maggiore" (non ho voglia di spiegare le caratteristiche di un'onda, se non le sapete cercate su wikipedia), in particolare sotto forma di radiazione infrarossa, e quest'ultima è quella riflessa dai gas serra.
Ok, questa è la teoria. E la pratica? Ci stiamo davvero ammazzando con i gas serra?
Muah...
Allora, comincio con il dire che il "sistema Terra" è un sistema che tende a riadattare i propri equilibri, in un modo o nell'altro. Che significa? Che se c'è qualcosa che non va, il pianeta prova a trovare una soluzione.
Fa troppo caldo? Il calore è energia nell'atmosfera, e l'energia si scarica con le precipitazioni, quindi le precipitazioni sono più violente (e questo spesso si sente anche in tv.)
Ci sono troppi uomini a a rovinare questa bella creazione di Dio? Prima o poi il pianeta ci sterminerà, in un modo o nell'altro.
C'è troppa anidride carbonica? Ci pensa il fantomatico "ciclo del carbonio" (oooooooooooh!!!).
In pratica, questo:

A differenza dell'effetto serra, questo lo spiego perché è importante.
Dunque, il carbonio è un atomo fondamentale nel nostro mondo in quanto base della vita (discorsi di biologia non ne faccio perché, come si dice al mio paese, "non me na tiene"). Ma non solo, il carbonio è anche parte integrante dell'evoluzione del sistema Terra, sia in superficie che nel sottosuolo.
Il gas CO2, anche quando scaricato dagli impianti di combustione, non rimane fermo nell'aria a scaldarci la situazione, ma entra in un ciclo che è alla base di molti processi organici e non. L'anidride carbonica, attraverso le piogge, si trasforma in acido carbonico e finisce nei terreni e nelle acque. Qui qualcuno direbbe "ecco, per questo motivo è cominciata l'acidificazione dei terreni e delle acque"!
Si, l'acido carbonico acidifica le pratiche, ma, come per il gas nell'atmosfera, non rimane stabile al posto suo a far danni. L'acido carbonico si trasforma in ione bicarbonato e ione carbonato, e questi, reagendo con l'atomo di calcio presente in natura, formano il carbonato di calcio (volgarmente chiamato calcare) e altri carbonati simili. Questo è un processo che può avvenire sia spontaneamente (deposizione di travertino) che biologicamente (gusci di conchiglie).
Ma bando alle ciance, dove voglio arrivare. La tanta anidride carbonica finisce in acqua e nel terreno, dove una miriade di organismi la utilizzano per costruire i propri gusci. Si, anche le cozze si fanno il guscio utilizzando l'anidride carbonica, unitamente al calcio ovviamente. I gusci delle cozze, delle vongole, dei fasolari, dei bivalvi in generale e dei gasteropodi (le lumache) sono fatti di bicarbonato di calcio. In pratica, più anidride carbonica c'è nell'acqua e nei terreni, più questi organismi hanno materiale che costruircisi le residenze. Senza pensare poi a molti altri organismi che utilizzano l'anidride carbonica nei processi di sintesi, come gli alberi, le alghe e una svariata quantità di organismi unicellulari.
Ho parlato prima di travertini. Allora, cercherò di essere breve, e se non si capisce, pace per il mondo. La questione delle cozze è più bella.
Dunque, come molti di voi sapranno, se butto della coca cola su un bel pezzo di marmo di Carrara questo fa una macchia scura, e non perché macchia la coca cola (o forse si, anche per quello), ma perché quest'ultima, essendo acida, corrode il marmo, che è carbonato di calcio. L'acidità della coca cola è data, oltre che da non so quali porcherie presenti nella ricetta, anche dall'anidride carbonica usata per la frizzantezza (si può dire?).
Ma allora, se l'acqua con anidride carbonica corrode il calcare, perché la stessa acqua deposita quel tipo di calcare comunemente chiamato travertino?
Per una questione di clima.
La Terra è un sistema fantastico, e nella sua esistenza ha sviluppato il modo per regolare da sola la presenza di anidride carbonica in atmosfera. In primo luogo con l'attività degli organismi, come detto prima, e poi con i calcari come il travertino (comunque sto semplificando). Non voglio fare chimica, basta che sappiate questo: durante i periodi caldi le acque contenenti anidride carbonica e calcio depositano travertino, durante i periodi freddi invece le stesse acque corrodono le rocce e liberano anidride carbonica in atmosfera.
Quindi? Quindi, se fa troppo caldo la Terra pensa da sola a bloccare l'anidride carbonica nelle rocce, se fa troppo freddo di nuovo la Terra pensa da sola a liberare dalle rocce stesse la quantità di gas che serve ad equilibrare il sistema.
Spero di essere stato chiaro, ma non è facile discutere di queste cose. Alla fine voglio dire: fa più caldo? L'anidride carbonica viene inglobata nelle rocce, esce fuori dal "ciclo del carbonio" e quindi non ha la possibilità di tornare in atmosfera e contribuire all'effetto serra.
Passiamo al metano. Come detto in precedenza, questo è un altro dei principali indiziati. Più metano c'è, più fa caldo... oppure più fa caldo e più metano c'è? Eheheheh, bella domanda.
Da geologo, posso dire questo: il mondo è pieno di metano, stoccato nelle profondità oceaniche e nei terreni congelati sotto forma di "idrati di metano", cioè metano in forma solida che si genera in certe condizioni di pressione e, soprattutto, temperature molto basse. Se la temperatura aumenta, gli idrati di metano, come quelli contenuti nel "permafrost", diventano metano gassoso e vanno in atmosfera. Guardate cosa succede in Siberia, ogni tanto si parla delle enormi quantità di metano liberate direttamente dal terreno. Il motivo è quello che ho appena detto. Quindi, più fa caldo, più metano c'è nell'aria, e viceversa. Dicesi meccanismo a feedback positivo, su cui non si può intervenire, a meno che qualcuno riesca a creare un sistema di climatizzazione capace di far ricreare il permafrost perso in Siberia, ma la vedo dura.
Continuando la discussione, ribadisco che la storia dei cambiamenti climatici per colpa dei gas serra va trattata con molta attenzione. Sul nostro pianeta il clima non è mai stata una costante, ma è sempre variato nel corso del tempo. Gli estremi climatici che si alternano vengono chiamati "greenhouse", periodi prevalentemente caldi in cui non esistono neanche calotte glaciali, e "icehouse", periodi in cui il freddo la fa da padrone. Solo nell'ultimo milione di anni siamo passati diverse volte da periodi in cui in Italia pascolavano allegramente mammut a periodi in cui cresceva una rigogliosa savana e sguazzavano ippopotami nei fiumi.

Questo grafico mostra come negli ultimi 400.000 anni le temperature medie della Terra siano cambiate, e con esse le concentrazioni di metano e anidride carbonica in atmosfera. In questo arco di tempo si sono avuto periodi in cui la temperatura era di 2 gradi più alta di quella attuale a periodi in cui era più bassa di 8 gradi. Addirittura, tra i 50 e 60 milioni di anni fa la temperatura era arrivata ad essere di quasi 12 gradi più alta di quella attuale, e di sicuro non c'erano fabbriche a bruciare combustibili (a meno che non ci fossero attività industriali extraterrestri).
Perché cambia il clima durante il tempo? I motivi sono tanti, e i più importanti forse sono i famosi "moti millenari" della Terra, cioè variazioni del moto terrestre nello spazio (precessione degli equinozi, variazione dell'eccentricità dell'orbita, variazione dell'inclinazione ecc) che influiscono sull'azione dei raggi solari e che determinano  quindi aumento o diminuzione di calore. A questi vanno ad aggiungersi la variazione delle correnti oceaniche (la corrente del golfo sta deviando? facciamocene una ragione, prima o poi doveva succedere, è il normale sviluppo delle cose) e anche la posizione che occupano i continenti durante i movimenti tettonici (se i continenti sono vicini ai poli, è più facile che faccia freddo perché il ghiaccio ha un posto dove formarsi. Se non ci sono masse continentali ai poli, il ghiaccio non si forma).
Queste informazioni sul clima si hanno per un record cronologico che copre centinaia di milioni di anni, mentre le attuali teorie sulle modifiche climatiche da parte dell'uomo utilizzano dati raccolti dalle guerre mondiali fino ad ora, e dati "stimati", quindi non certi, che arrivano al periodo della rivoluzione industriale. E vi posso assicurare che con un record di dati di poco più di due secoli non si possono fare modelli predittivi affidabili sull'evoluzione del clima.
Le rocce sono libri che raccolgono tutte le informazioni di questo pianeta, tra i quali anche il clima (vedi quello che ho scritto in merito alle rocce sedimentarie nello sproloquio sui dissesti), e grazie a loro sappiamo come quest'ultimo sia sempre mutato, con quale intensità e con quale ricorrenza  (cioè migliaia, se non milioni, di anni). Se nel tempo insieme alla temperatura aumentavano le concentrazioni di anidride carbonica e metano, non significa necessariamente che questi gas fossero la causa: la loro presenza potrebbe semplicemente essere l'effetto del riscaldamento.
Detto questo, ma allora l'inquinamento dell'atmosfera è una bufala? Noi non stiamo avvelenando l'aria?
Col cavolo. Noi l'aria l'abbiamo avvelenata, non so se in modo irreversibile, ma l'abbiamo fatto e continuiamo a farlo. E non parlo di scie chimiche o idiozie varie. Parlo di clorofluorocarburi, solfati, nitrati, smog fotochimico, particolato sottile, amianti, metalli pesanti e chi più ne ha più ne metta. E questa è solo l'atmosfera. Siamo ormai quasi 7 miliardi su questa Terra, e i nostri effetti si sentono eccome. E non con il riscaldamento climatico, ma con l'aumento dei tumori, delle malattie polmonari, dell'avvelenamento di esseri viventi e interi territori.
Personalmente vedo l'effetto serra una copertura per sviare l'opinione pubblica da quelli che sono i veri problemi, ma se pensate che non avrete un cancro ai polmoni se non abitate vicino l'Ilva, sappiate che vi sbagliate di grosso.
Prima che la Terra decida di cancellarci probabilmente ci saremo eliminati da soli, come predicano in tanti. Ma, siccome sono un tipo ottimista, penso che prima o poi qualcosa di buono accadrà. La Provvidenza Divina per me non è una vana speranza.

Demotivazione automobilistica in una giornata di pioggia sulla tangenziale est di Roma


sabato 23 aprile 2016

Vienna e EGU 2016

Allora, come ho già  detto sono un geologo, e come mestiere faccio il ricercatore. Precario ovviamente, e non so ancora per quanto avrò la fortuna di farlo.
Il mondo della ricerca si sa com'è in Italia: uno schifo.
Chi vuole farlo seriamente non ha alternative se non quella di andare all'estero, ma per un tipo come me, innamorato di quello che fa qui, dei lavori che svolge qui e con una passione enorme di scoprire  e capire come funzionano le dinamiche della nostra giovane penisola, e in particolare della mia regione, l'Abruzzo, sarebbe una sconfitta.
Sono uno che ragiona poco con i numeri e molto con i fatti. Non mi interessa stare davanti in computer a elaborare dati, sono uno di quelli che passa più tempo possibile sul terreno, a diretto contatto con quelli che sono i veri dati, per osservare, raccogliere, capire e interpretare.
Questo è il bello del mio lavoro, la possibilità di leggere e conoscere una storia vecchia più di quattro miliardi di anni. Perché la geologia è questo, una storia, e le rocce sono il libro dove questa storia è stata scritta. Le parole sono rocce, minerali, fossili, deformazioni, indizi che messi insieme ci raccontano come questo bel pianeta è nato e si è evoluto, con la sua vita, i suoi cambiamenti, i suoi disastri e le sue follie.
È una storia folle, per questo è bellissima.
Da quando ho iniziato a lavorare, lo scorso agosto, ho imparato molto, scoperto tanto e sviluppato le mie idee.
Idee per molti eretiche, folli, forse stupide, ma la scienza è bella per questo, perché è sempre discutibile.
Il problema è come viene discussa.
La prima grande esperienza di approcciarmi al MONDO sella geologia, quella cioè espressa dai più grandi esperti mondiali, l'ho avuta questa settimana all'EGU, il grande congresso europeo delle scienze della terra che ogni anno si tiene a Vienna.
Un'esperienza fantastica, dove incontri e ascolti tutti coloro che la geologia la fanno davvero, che passano la loro vita nella ricerca e nella comprensione delle dinamiche che fanno evolvere la nostra bella Terra.
Felice ed esaltato da quest'esperienza sono andato a presentare il mio lavoro, ciò a cui sto dedicando ora la mia vita e le mie energie, e vi posso assicurare che di energia ne ho da vendere. Peccato che sono tornato scoraggiato come non mi sono sentito mai fino ad oggi.
Questo perché mi sono reso conto di essere un geologo già "vecchio", e ho iniziato da meno di un anno.
Ho sentito tanto parlare di numeri, calcoli, ipotesi, formule che tentano di spiegare come questo pianeta si stia evolvendo. Poi arrivo io e presento un lavoro in cui dico "di numeri non ne ho, ma ho tante cose che ho visto sul terreno e che dicono questo".
Il risultato?
Nulla.
Nessun interesse, sguardi annoiati come a dire "E quindi?".
Gli sguardi di quelle persone che la geologia la FANNO, ma davanti un computer o dentro un laboratorio.
Perché ora funziona così: prima faccio i miei calcoli, poi cerco solo le cose che confermano quello che dico e il gioco è fatto. Così  ora vanno le cose.
Bello...
Il mondo che ho scoperto è un mondo che va al contrario, in cui  ognuno aggiusta quello che vede in base a quello che fa, fregandosene di come le cose stanno realmente.
Sarò pure vecchio (ho 28 anni), ma io lavoro così: prima osservo, poi interpreto e magari se serve tiro fuori qualche formula. Non posso dire che un'area di studio ha una certa evoluzione perché lo dice una formula che ho fatto a tavolino, ma prima vado a rilevare in quest'area per vedere come sta combinata, poi tiro fuori un modello che si adatta alle mie osservazioni.
Sembra scontato, ma pare che nel mondo della ricerca non funzioni così.
Per questo sono scoraggiato e per questo il mio entusiasmo e la mia gioia sono svaniti miseramente.
Mi sento un fallito? No, perché sono sicuro di quello che ho visto, perché mi piace questo lavoro e perché continuo a ritenere bellissimo quello che faccio. Però oggi le cose non funzionano così, la ricerca segue quella strada, e alla fine mi sono reso conto di essere un dilettante allo sbaraglio, che forse non ha più  tempo di continuare a dire la sua e che quando tutto sarà finito porterà  via con se tutto quello che ha fatto, lasciandosi dietro solo numeri che non ci sono e un mondo fatto di speculazioni infondate.
Se avessi la possibilità  continuerei a portare avanti con tutte le mie energie il mio lavoro, ma credo che alla fine rimarrò solo col rammarico di non averne avuto la possibilità.


venerdì 15 aprile 2016

QUANDO LUCIFERO CADDE SULLA TERRA: LA PIU' GRANDE CATASTROFE DI TUTTI I TEMPI

Il titolo è un po' evocativo, forse aggressivo e sfrontato, perfettamente nel mio stile.
Dunque, di cosa voglio parlare? Di "Paradise Lost" di Milton? Della "Divina Commedia" di Dante? Della Torah? Di Neon Genesis Evangelion?
No, ma di ciò che accadde a questo pianeta ben 252 milioni di anni fa (precisamente 252.17 +/- 0.06 secondo l'ultima edizione della International Chronostratigraphic Chart), tra la fine del periodo Permiano e l'inizio del Triassico.
In quel tempo le masse continentali erano quasi completamente assemblate nel super continente che va sotto il nome di Pangea, che bene o male tutti conoscono:



Come si vede, alla fine del Permiano il supercontinente era già definito e i suoi abitanti erano rettili e anfibi così brutti che al confronto un babirussa è un'amore di suino.
http://fc08.deviantart.net/fs70/i/2013/026/1/a/ilinskoe_faunal_assemblage_by_dibgd-d5sryl2.jpg

http://fc00.deviantart.net/fs70/i/2013/059/1/d/sokolki_faunal_assemblage_by_dibgd-d5whpvd.jpg














http://demotywatory.pl//uploads/201304/1365586774_yr6egv_600.jpg
Magari qualcuno penserà che il babirussa è più brutto, ma sono pareri. Questi comunque erano gli esseri che vivevano in superficie, i mari invece erano bei giardini di coralli e crinoidi con tantissime specie di bivalvi, gasteropodi, brachiopodi, ammoniti e cefalopodi vari, pesci ossei e squali (delle faune marine purtroppo non ho trovato belle immagini).
Climaticamente il Permiano non doveva essere un gran che; l'interno delle masse continentali erano desertiche e le aree più ricche di vita erano intorno le coste.
Nonostante la Terra avesse vissuto periodi migliori, tutto sommato la vita nel Permiano procedeva piuttosto tranquillamente, poi alla fine di questo periodo sparisce il 96% della vita marina e il 70% della vita terrestre: in pratica, alla fine del Permiano il mondo è quasi morto, e l'evento va sotto il nome di "Grande estinzione permiana". Un macello.
Ora, perché accadde questo? Magari è stato davvero in quel periodo che Lucifero si ribellò a Dio e questi lo scagliò sulla Terra, e cadendo sulla Terra il diavolo si lasciò intorno un'inferno, nel vero senso della parola. E se fu davvero così, allora Lucifero precipitò in Siberia.
Esatto, ho detto Siberia, quindi contraddico ciò che dice Dante nella "Divina Commedia", perché afferma che Lucifero è caduto dove ora sorge Gerusalemme (se non ricordo male).
Lasciando stare le possibili interpretazioni religiose, perché ho detto Siberia? Perché durante il tardo Permiano, proprio al limite del passaggio col Triassico, quel pezzo di continente attualmente gelato era un inferno di di lava. E la parola "inferno" si addice bene al fatto che 2 x 106 kmdi continente erano ricoperti di lava che fuoriusciva furiosamente da estese e profonde fessure. Alla fine di questo periodo l'intera Siberia si trasformò da un continente con foreste pluviali al più grande sistema vulcanico continentale che questo pianeta abbia mai visto negli ultimi 300 milioni di anni.
Ciò che ora rimane di questa catastrofe è il "Trappo siberiano":
http://it.wikipedia.org/wiki/Trappo_siberiano#mediaviewer/File:Extent_of_Siberian_traps-it.svg


Il termine "troppo" dovrebbe essere di origine scandinavo se non sbaglio, di sicuro so che significa "scala" (anzi, forse non ne sono troppo sicuro, ma vabbè) e non so bene quale sia l'associazione di questo termine a questa formazione vulcanica (si dice perché in alcune aree le successioni basaltiche hanno forme di enorme gradini tipo scale, ma a me non sembra. E comunque, si fa riferimento ai Trappi del Deccan, in India.). Ma basta a parlare con parentesi e continuiamo il discorso. Alla fine del Permiano in Siberia inizia un'estesissima attività vulcanica con la messa in posto di enormi volumi di lava basaltica, che solidificandosi ha lasciato ciò che va sotto il nome di Trappo. L'estensione dell'area infernale permiana è quella dell'immagine precedente.
Ora, riuscite a immaginare le conseguenze sul clima e sulla vita di questa roba? Esatto, è stato un disastro. Questo pianeta diventò quasi totalmente inabitabile, altro che Interstellar o The day after tomorrow. Le conseguenze furono così gravi che si ebbe la peggiore estinzione di massa di tutti i tempi.
L'attività vulcanica buttò in atmosfera una tale quantità di ceneri e gas, come anidride carbonica e gas di zolfo, che aria e mari furono quasi irrimediabilmente inquinati.
Nei mari probabilmente si ebbero le conseguenze peggiori: l'aumento delle temperature delle acque favorì l'instaurazioni di condizioni "anossiche" (acque carenti in ossigeno), che a loro volta favorirono un'immane proliferazione di batteri solforiduttori, che a loro volta produssero ingenti quantità di acido solfidrico che inquinarono ulteriormente i mari. Come se non bastasse, l'aumento delle temperature globali favorì anche l'aumento delle concentrazioni di metano in atmosfera dovuto alla liberazione degli idrati di metano e all'attività di altri tipi di batteri, anche questi proliferati negli oceani grazie alle condizioni anossiche.
In poche parole, i mari divennero una massa fluida puzzolente di marcio, con riflessi violacei, piena di microrganismi demoniaci e cadaveri di fauna acquatica. E ti credo che poi più del 90% della vita passa a miglior vita (gioco di parole).
Anche sulla terraferma le condizioni erano schifose: il clima era caldissimo, l'aria venefica, l'interno di Pangea come detto prima era prevalentemente desertico e le aree costiere, un tempo rigogliose, furono fortemente provate dalle condizioni in cui versavano i mari (ma come parlo bene, buhuhohahahahaha!!! uhm...). Di conseguenza, il 70% della vita terrestre sparì per sempre.
Ora, ho cercato di riassumere in poche parole un evento di portata epocale, e ci sarebbe ancora tanto da dire, ma mi sto dilungando già troppo.
L'estinzione Permiana è stata molto probabilmente una combinazione di cause-effetti riconducibili all'attività vulcanica legata alla messa in posto del Trappo Siberiano. La domanda però è: cosa ha generato il Trappo?
Eh, qui cominciano i guai.
La teoria più accreditata è quella del "superplume":
http://plate-tectonic.narod.ru/supercontinent13.jpg

L'immagine mostra un enorme pennacchio di calore che dal mantello si propaga verso la superficie, con l'effetto di provocare un'estesa attività vulcanica. Questo è in poche parole quello che si pensa sia successo in Siberia alla fine del Permiano. Ma ne siamo sicuri?
Il vulcanismo sulla Terra si manifesta principalmente in 3 modi: per estensione crostale, per subduzione e attraverso "hot spot".
http://plate-tectonic.narod.ru/supercontinent13.jpg

Dei primi due tipi di attività parlerò un'altra volta, ora concentriamoci un attimo sugli hot spot. Questi possono essere definiti dei "mini-plume", anzi semplicemente "plume" cioè flussi di calore di estensione limitata che dalle profondità del mantello terrestre arrivano in superficie e si manifestano con vulcanismo.
Un esempio celebre di hot spot sono le Hawaii:
http://tasaclips.com/illustrations/Hawaiian_Hotspot.jpg

La particolarità degli hot spot è quella di rimanere "fissi" nel tempo: cioè, la placca sopra il punto caldo si muove, ma il punto caldo rimane sempre al suo posto. La conseguenza è quella che si vede nell'immagine, cioè edifici vulcanici che si formano sull'hot spot, vengono trasportati dal movimento della placca e quando si allontanano troppo dal punto caldo il vulcano vecchio diventa inattivo, si forma un vulcano nuovo sull'hot spot e col procedere della situazione si forma una catena di vulcani, tutti generati dal plume proveniente dal mantello e trasportati dalla placca.
Il plume hawaiano è attivo da forse un centinaio di milioni di anni, ed è sempre stato fisso là, senza muoversi.
E il superplume del Trappo? Ebbene, quello si è perso. Fa macelli in Siberia, poi si esaurisce e non lascia più tracce. Tanto casino che si consuma in un tempo stimato tra i 200.000 e i 400.000 anni.
Giustificare il fattaccio con un punto stazionario che solitamente ha diversi milioni di anni di vita è piuttosto complicato. Le teorie in questo caso si sprecano: è un fenomeno che accade quando il campo magnetico cambia polarità, è accaduto per colpa delle particolari dinamiche crostali che hanno portato alla costruzione di Pangea, sono stati gli extraterrestri o è caduto davvero Lucifero in Siberia.
A me tuttavia è piaciuta molto una teoria sviluppata negli Stati Uniti che fa riferimento al "punto antipodale": per fare un esempio, se con una pistola sparo a una sfera di vetro, il proiettile avrà un foro di ingresso, ma in uscita al posto del foro provocherà un'area di danneggiamento che farà a pezzi la porzione di sfera diametralmente opposta al buco di entrata.
Per capire bene la cosa, guardate questa bella scena di Saw II (se avete lo stomaco debole lasciate perdere):

Bando agli horror, cosa dice la teoria? Che se un grosso corpo celeste cozza con la Terra, l'onda d'urto (meglio, la perturbazione meccanica) provocata dall'impatto induce forti danni nella parte diametralmente opposta. La perturbazione si genera dal punto di impatto, attraversa il nucleo terrestre e risale verso la superficie nel punto opposto provocando danni strutturali in un'area molto più ampia rispetto a quella del punto d'impatto stesso. Oltre questo, la perturbazione porta in superficie flussi di calore provenienti dal nucleo terrestre, che risalendo in superficie nell'area danneggiata si manifestano come attività vulcanica.
http://4.bp.blogspot.com/_c4LmDU5e9lM/TEd0zNNenII/AAAAAAAAABc/yjno0coPNg0/s1600/PERMIAN4.JPG

Se questo è vero, come dice l'immagine il punto antipodale del Trappo doveva trovarsi da qualche parte tra Antartide e Australia (la posizione dei continenti è ovviamente riferita a quella della fine del Permiano).
Il problema è che, se effettivamente ci sono, le tracce di questi crateri non sono ben definite. Trovare un cratere dopo 250 milioni di anni non è facile, anche se a formarlo dovrebbe essere stato un asteroide molto più grande di quello che ha eliminato i dinosauri (e quello aveva un diametro stimato di 12 km, che non è poco). Poi, l'asteroide ammazza-dinosauri ha lasciato come passaggio un importante livello nelle rocce sedimentarie arricchito in iridio (elemento raro sulla Terra ma che aumenta ogni volta che ci sono impatti con corpi celesti), scoperto in Umbria da Walter Alvarez ma presente in tutto il mondo, mentre per la fine del Permiano non si hanno indicazioni certe di questo tipo.
Quindi, per quanto affascinante, la teoria del punto antipodale resta una teoria non confermata.
Rimane il fatto che 252 milioni di anni fa il nostro bel pianeta azzurro era diventato quanto di più vicino ci possa essere con l'inferno.
Che Lucifero al posto di cadere in Siberia sia stato fatto cadere nel punto antipodale? Bah, queste sono teorie di un povero sballato. Tuttavia, anche se non c'entra niente, "Paradise Lost" di Milton è un poema molto bello.

lunedì 11 aprile 2016

Vegani... Ah, i vegani

Premesso che non ho nulla contro i vegetariani, ma i vegani... Perché devono avere la libertà di limitare la mia libertà di mangiare una bella bistecca da 600g di bovino marchigiano del mio macellaio di fiducia? Porca puttana, siamo diventati intelligenti non solo perché ci siamo alzati su due zampe, ma anche perché in un certo punto della nostra evoluzione (ved. Homo habilis) abbiamo iniziato a cacciare, a ragionare da carnivori e a coordinare operazioni di caccia tipiche dei predatori (che, guarda caso, sono più intelligenti degli erbivori. Così proferisce zoologia). E non venitemi a dire che in India la popolazione è più intelligente perché è vegetariana: gli Induisti sono vegetariani, ma le popolazioni di religione Islamica mangiano tranquillamente carne e non mi sembrano essere stupidi.
Sappiamo com'è andata la nostra evoluzione, siamo diventati la razza più intelligente (relativamente) anche se facciamo macelli su questo pianeta (ma non perché mangiamo la porchetta, perché siamo una razza di megalomani). Rimane il fatto che il nostro organismo non si è evoluto per avere un'alimentazione esclusivamente vegetale: se fosse stato così, dovremmo avere tre stomaci e un intestino lungo quasi il triplo di quello che abbiamo. In pratica delle pance enormi, il massimo dell'estetica.
Il fallimento del vegetarianesimo forzato ce lo dà il panda: una bestia scientificamente provato essere drogata di bambù, che digerisce meno del 10% di quello che mangia e sull'orlo dell'estinzione perché incapace di tornare ad avere una dieta da orso normale (cioè una dieta onnivora). Ah, e i belli e pelosi panda, anche se raramente, quando trovano una bestia morta non esitano affatto a spolparla e sgranocchiargli le ossa.
Se volete portare avanti la vostra filosofia, cari vegani, con fervente fanatismo e esaltata convinzione fate pure, nessuno limita le vostre libertà, ma non date degli "assassini" a chi mangia agnello o capretto a Pasqua, anche le piante vivono e hanno reazioni sensoriali (scientificamente testato), il fatto che non vi guardano mentre le strappate dal terreno e le mangiate non significa che non state uccidendo.
E se, putacaso, un giorno, mentre mangio un bel panino con la ventricina, quel coglione di ‬Vassallo mi dovesse sputare nel panino io prima gli faccio ingoiare la ventricina a forza, poi gli ficco le fette di pane nelle narici e gli frantumo l'osso sacro prendendolo a calci con le scarpe antinfortunistiche.
Chiaro?
Ps. sono un animalista convinto ma con buon senso, non di quelli che difendono le orde di cinghiali che mettono a ferro e fuoco i campi degli agricoltori.




sabato 9 aprile 2016

Quattro settimane

L'amico più caro che ho una volta mi disse "Le sorprese più belle arrivano sempre nel momento in cui puoi davvero dire IO STO BENE".
Ho creato questo blog proprio partendo da queste ultime quattro settimane, su cui ancora sto riflettendo (e forse è il caso che la smetta). Non faccio altro che ripensare alle parole di questo mio amico e a quanto effettivamente possano essere vere, sia nel bene che sia nel male.
Queste ultime quattro settimane sono state un arrovellamento non indifferente per la mia testa, a volte sembra che il fato ti prenda per il culo, che la casualità non esista e che tutto accada proprio per NON farti stare bene.
Per fortuna, non mi faccio fregare. In parte.
Io ho un problema che ultimamente mi sta pesando molto, cioè l'essere rimasto solo in una città che ha più di due milioni e mezzo di abitanti (stima credo a ribasso). Roma è una città bellissima, è Roma, e questo dice tutto. Ci sono i problemi del traffico, delle strade sfasciate e intasate, dei servizi pubblici schifosi, dell'amministrazione penosa, di Palazzo Grazioli, ma rimane un gioiello dove ogni cosa che pensi puoi semplicemente farla.
A patto che tu abbia qualcuno con cui farla.
Rimanere solo tra tutta questa gente, con un lavoro che non ti permette di fare molte conoscenze, o almeno non del tipo con cui uscire la sera a divertirsi, ti rende un numero piccolo e invisibile in un mondo fatto solo di persone. Il fine settimana, quando non pensi più a lavorare e vorresti solo svagarti, diventa qualcosa che non vedi l'ora possa passare, per ricominciare la tua routine settimanale e sperare che arrivi qualcosa di buono. Voglio premettere che sono un tipo che si muove molto, che il sabato e la domenica sta in giro tutto il giorno, questa città offre davvero tanto per il tempo libero e ne approfitto a pieno, anche se da solo.
Tutte le persone che conoscevo, con cui avevo confidenza e con cui stavo bene ormai sono andate, l'inevitabile diaspora post-laurea. Rimangono solo un paio di amici, uno che sta dall'altra parte di Roma e che riesco a vedere molto poco, l'altro che abita con me ma che ogni fine settimana se ne torna nella sua  patria perché è spostato e ovviamente vuole stare con la moglie, ed è assolutamente giusto che sia così.
Qui arriva come un macigno l'enorme differenza tra lo stare in una grande città e lo stare in un paese di poco meno di mille abitanti. Se a Roma entri in un locale, magari sempre lo stesso, alla stessa ora anche per due settimane di fila comunque rimani il solito numero invisibile. Nel paese, quando iniziano a vederti già un paio di volte, alla fine hai qualcuno che si avvicina a te per farsi un po' di cazzi tuoi e iniziare una conversazione. Conversi una, due, tre volte e il gioco è fatto: sei uno di loro.
Paradossale come considerazione vero?
Allora, voglio premettere che non sono un asociale, almeno non più. Negli ultimi anni ho fatto evolvere moltissimo il mio carattere, buttandomi nella mischia con energia e riuscendo finalmente a far vedere chi sono davvero, un tipo eccessivamente serio o eccessivamente pazzo, senza vie di mezzo (in senso ironico ovviamente). Mi piace fare casino, ma ho anche un lato introspettivo molto profondo e una forte empatia. Mi piace il mio carattere. Di fondo rimango una persona diffidente e introversa, non avrò più lo sguardo brusco e imbronciato che mi contraddistingueva ma la base caratteriale è sempre quella. Come ho detto, il carattere "evolve", non cambia, e sono riuscito a far evolvere il mio nella direzione in cui volevo.
Roma è servita a tanto anche a questo. Una volta mi sarei bloccato a fare un'esposizione orale davanti a cinque persone, ora invece sto attendendo con ansia il 21 aprile per andare ad esporre il mio lavoro di ricerca all'European Geoscience Union General Assembly, a Vienna, davanti una platea di esperti internazionali pronta a massacrarmi, e la cosa mi infervora davvero tanto. Ormai sono conosciuto per la mia tenacia, anzi meglio, per la testa dura, e ogni battaglia la combatto sempre col coltello tra i denti. Avanti!
Ma torniamo a noi. Tutto il tempo che passo da solo non fa altro che aumentare i miei pensieri, le mie sensazioni, le mie riflessioni. E penso, penso, penso... E mi sono rotto le palle di pensare.
Fino a quattro settimane fa comunque potevo dire effettivamente di stare bene, il lavoro anche se precario va alla grande, durante la settimana ho un buon amico che abita con me con cui farmi quattro chiacchiere e otto bicchieri e la cosa più bella è fare da guida alle escursioni per un gruppo di ragazzi dell'università davvero fantastico, bravissimi, simpatici e casinari quanto me.
Stavo bene, appunto.
Quindi sorprese.
Non voglio scendere nel dettaglio, per non rischiare di scrivere ciò che non sembra.
La mia infanzia e la mia adolescenza non sono stati bei periodi, per niente. Non mi va di raccontare quante ne ho passate, ma sono il motivo che mi hanno reso caratterialmente come sono. Per troppo tempo ho dovuto lottare con le mie insicurezze, e tuttora continuo a farlo, soprattutto quando mi approccio a qualcuno per cui magari provo molto interesse. Il brutto è che, rimanendo in bilico tra l'esporsi o no, alla fine non fai niente, rimani fregato e rimani solo a domandarti su "come sarebbe potuta andare se". E' facile pensare che tante cose sono 50% e 50%, o si vince o si perde e se non ci provi non lo saprai mai, ma un conto è dirlo e un conto è farlo.
Ma dovevo parlare di altro.
Dicevo che ho un carattere modellato da un passato molto triste, e in quasi 29 anni di vita non avevo conosciuto mai nessuno che avesse trascorsi simili ai miei. Almeno fino al mese scorso.
E poi ti rendi conto che c'è chi è stato anche peggio, che comunque condivide il suo passato e capisce benissimo il tuo perché ha vissuto bene o male le stesse cose, e ti sorprendi delle sue reazioni e del suo modo di essere.
Ti sorprendi, lo intuisci, non lo capisci, provi a immaginarlo, vorresti saperne i più, un macello di roba...
Rimane il fatto che, nonostante sia stato per tre volte con questa persona a parlare per quasi 6 ore, purtroppo è andata. Tante cose non vanno perché non vanno e basta. Forse.
Magari non è stato giocato il 50%, magari non era giocabile, magari mi sto facendo solo un mare di pippe mentali, chissà. So che comunque, anche se sicuramente non la rivedrò più, questa persona mi ha colpito, mi ha fatto riflettere, mi ha anche fatto stare bene, ho provato affetto e rimarrà nei miei ricordi. Il perché in verità non lo so del tutto, non è un semplice vissuto in comune che fa scattare queste cose. La maggior parte di queste sensazioni sono irrazionali e istintive perché il mio carattere è così, e da parte mia è andata così, e la prendo con un sorriso. Ancora devo trovare qualcuno che mi capisca e che mi aiuti a capirmi, con cui condividere la mia irrazionalità  e mettere ordine nella mia testa. Vediamo un po'...
Qui però sorge la domanda: ora sto bene?
Lo sono stato, nel periodo di Pasqua. Lo sono stato perché sono tornato nel mio paese, sono tornato dai miei amici, ho fatto casino, parlato, bevuto e discusso con loro, e non cercavo altro. Anche in un paese con meno di 1000 anime trovi qualcuno con cui poter discutere animatamente, che capisce i tuoi pensieri e viceversa (e questo è davvero raro), trovi persone con cui condividere anche momenti di silenzio, con cui fare cazzate, mandarsi a fanculo per poi ridere davanti qualche bottiglia di birra. Questi sono gli amici che ti fa bene avere, che ti fanno davvero dire "io sto bene", come stava bene il
caro amico che mi disse questa frase quando lo abbiamo fregato con la festa di compleanno a sorpresa.
La persona di cui ho parlato prima una volta mi ha detto "Mi sa che stai meglio nel tuo paese", e in questo momento della mia vita è vero. Nel futuro non mi vedo a Fresa, non credo che tornerò perché non ho aspettative future purtroppo, però ora è il posto in cui sto meglio.
Sono stato bene a Pasqua, davvero tanto.
Poi l'inevitabile ritorno qui a Roma, e il vuoto. Questa sera, sabato 9 aprile, mi trovo a scrivere queste righe perché non ho altro da fare. Poi probabilmente mi metterò sul balcone con un mezzo toscano, un goccio di genziana e la raccolta di racconti di Lovecraft che sto leggendo ora, poi un film o un po' di radio e buonanotte. E' così che va, e non sto bene.
Ma sono positivo, mi rendo conto che è un periodo di passaggio e non voglio continuare a stare così. Voglio stare di nuovo bene e l'ultima cosa che mi passa per la testa è chiudermi di nuovo nella mia tristezza. Tutti cerchiamo un modo per stare bene, e le cose diventano anche più facili quando hai persone care che sanno come incoraggiarti e hanno le parole giuste tutte le volte che ti senti in crisi.
Perché le sorprese più belle arrivano davvero quando puoi dire IO STO BENE, e qualche sorpresa voglio averla anch'io.

Canzone della serata: Mogwai - Friend of the night



La mia valvola di sfogo: come, quando, perché, chi sono, dove sono

Allora, questo è il primo post del mio nuovo blog e in teoria dovrei presentarmi.
In teoria, ma visto che qui accanto c'è un link per Google+ mettermi a scrivere chi sono forse sarebbe superfluo.
Tuttavia, siccome ho voglia di scrivere, allora mi presento.
Vabbè, parliamo seriamente.
Mi chiamo Simone, sono un povero geologo momentaneamente buttato nel mondo della ricerca universitaria (in modo molto, molto precario) e vivo a Roma. Ci tengo a sottolineare che non sono romano, ma sono ABRUZZESE, precisamente di Fresagrandinaria in provincia di Chieti. E lo preciso perché sono fiero delle mie origini, della mia terra, dei miei boschi, delle mie montagne, del mio mare e del mio cielo. Noi abruzzesi non siamo molto conosciuti, o meglio, inquadrati dal resto degli italiani. Credo che ci vedano come tipi piuttosto anonimi, un po' burberi e asociali, e si sbagliano di grosso. Abbiamo una storia fondamentalmente anarchica dai tempi dell'antica Roma fino all'unità d'Italia, siamo stati grandi briganti e abbiamo sempre fatto macelli, anche se in giro non se ne sa nulla. Siamo però gente di cuore, gente fedele e sicura, gente che magari all'inizio si comporta con diffidenza ma pronta subito ad accoglierti a braccia aperte una volta fatta conoscenza. Siamo persone dal cuore forte, testardo, orgoglioso e solare, e io vado fiero di questo. Non me la sto cantando e suonando da solo, è così davvero.
Sono abruzzese, lo dico e lo ribadisco.
Devo però confessare che sono nato nelle Marche, mia madre è di vicino Macerata e mio padre (abruzzese) ai tempi stava facendo il carabiniere da quelle parti. Per fortuna sono tornati in Abruzzo ed è lì che sono cresciuto. Nulla contro le Marche, una regione che amo davvero tanto, ma l'Abruzzo è un'altra storia. Parlo abruzzese, anzi "fresano", il mio modo di parlare è piuttosto ostico per colpa delle influenze dialettali (spesso mi dicono che mi mangio le parole, ma vaffanculo se gli altri vogliono che mi sforzi a capirli perché non vi sforzate a capire quello che dico io?) e dopo quasi nove anni che sto a Roma la mia pronuncia è rimasta la stessa, fresana.
Vabbè, dopo questo sproloquio continuiamo col discorso.
Sono venuto a Roma nel lontanissimo 2007 per studiare, mi sono laureato in geologia a Roma Tre con molta soddisfazione e ora continuo in facoltà il lavoro iniziato per la mia tesi magistrale, di cui non ho voglia di scrivere perché ne uscirebbe fuori un trattato enciclopedico. Dico solo che la mia area di studio, ovviamente, è in l'Abruzzo, precisamente tutto quello che c'è tra la bellissima Maiella e la costa adriatica.
Questo è il terzo tentativo di blog che faccio, e credo che sarà la volta buona che riesco a mantenerlo. Nei primi due trattavo dei miei interessi e mi dilettavo a dare spiegazioni semplificate e ironiche su problematiche come effetto serra, estinzioni di massa, terremoti, cataclismi vari e misteri della storia.
Ora invece scriverò solo quello che mi passa per la testa. Magari tratterò ancora della grande estinzione Permo-Triassica o degli Anunnaki, magari no, boh! Quello che mi interressa è scrivere, sfogare i miei momenti di scristianimento con qualche frase buttata in queste pagine, e vediamo cosa esce. Mi è sempre piaciuto scrivere, quando avevo tempo libero scrivevo racconti e avevo anche iniziato ad abbozzare un paio di romanzi. Scrivere è bello, permette di dare vita a tutto quello che ti passa per la testa, dai pensieri alle storie che immagini ai sogni che fai. Peccato non avere più il tempo per farlo seriamente.
Vivo un periodo di passaggio, diciamo che con la laurea ho finito un ciclo della mia vita e ora sto in quel periodo di evoluzione per intraprendere qualcosa di diverso, che ovviamente non so cosa sarà. Per ora vado avanti alla giornata e vediamo cosa succede, però che esaurimento...
Quindi, partiamo con questa valvola di sfogo, e vediamo cosa esce.
Auguro all'eventuale visitatore, ammesso che qualcuno mai leggerà queste pagine, buona lettura, e se avete osservazioni o maltrattamenti da fare lasciate un commento.
Avanti!

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